mercoledì 14 gennaio 2009

da ENERGENCY


per ulteriore informazione pubblichiamo quanto segue


Nel ricordavi che Emergency ha aderito all'appello uscito il 7 gennaio su http://www.firmiamo.it/appellopergaza vi inviamo alcune considerazioni sulla guerra a Gaza.
Si propongono qui alcuni elementi di riflessione eventualmente utili per chi si trovi, per parte di Emergency, a interloquire sulla guerra in corso nella striscia di Gaza. Giova forse sottolineare che questa non è un'esposizione elaborata di un "pensiero di Emergency", ma una considerazione "tra noi" per venire in chiaro (per tentarci, almeno) di pensieri che aspirerebbero ad essere condivisi e su modalità quanto possibile rispettose di esposizione.(E' giusto, non opportunistico, considerare nella discussione che chi sostiene opinioni che si ritengano errate lo fa spesso con personale sofferenza).1. Le informazioni sono univoche fino alla spietatezza su qualchecircostanza:- l'esercito dello stato di Israele ha un compito non chiaro negli intenti, salvo un generico intento di garantire la sicurezza dei cittadini dello stato di Israele- questo obiettivo, che indubbiamente ha un contenuto e un fondamento, è assunto come assoluto, nel senso che ogni mezzo che sembri utile all'obiettivo è perciò stesso ritenuto ammissibile e sottratto a qualsiasi discussione o paragone del rapporto tra mezzo e fine: lo scopo basta da sé a giustificare ogni azione, sottraendola a qualsiasi obiezione o comparazione (ciò che i media, talora, indicano come "adeguatezza della reazione")- lo sviluppo delle azioni è interamente ed esclusivamente noto "a posteriori" (il grottesco riferimento a "fasi" 1, 2, 3... si ignora fino a che cifra numerate)- l'opinione pubblica (ossia l'insieme degli esseri umani che assistono sgomenti) altro non deve che prendere atto e ritenere insindacabile tutto ciò che accade, dovendo ritenere che quel che viene compiuto abbia senza ombra di dubbio una giustificazione insindacabile- sindacare e obiettare sarebbe sempre e comunque frutto di un pregiudizio fondato su oscuri o chiarissimi presupposti di carattere "razziale"2. Le informazioni su ciò che accade comportano dettagli innegabili in alcuni aspetti rilevanti (ad esempio il numero delle vittime, le loro caratteristiche di età e di estraneità al conflitto...).Ciò che accade non è tuttavia sottoposto a osservatori "indipendenti"o presunti tali; si riduce pertanto- alle dichiarazioni di chi aggredisce- alle informazioni che riesce a trasmettere chi è aggredito o chi lo soccorre (giudicare comunque "schierati" i soccorritori appartiene alle nuove caratteristiche di chi vuole la guerra).Ognuna di queste due fonti risulta, a giudizio dell'altra, capziosa e propagandistica, non affidabile, pertanto.Ogni considerazione, risultando indiretta, è facile oggetto dell'accusa di non essere serena né obiettiva: nessuno dovrebbe parlare (tendenzialmente: nessuno dovrebbe pensare) attorno a ciò che tuttavia risulta sotto gli occhi di tutti pur essendo sottratto allo sguardo di tutti (per l'interdizione dell'accesso alla stampa).3. In forma esasperata dalle circostanze, affiora e giunga ad evidenza la "logica di guerra", in sue componenti essenziali:- ciò che pone in questione la vita e la morte (la guerra, appunto) non ammette di fatto nessun limite (tendenzialmente non lo ammette nemmeno "di principio")- quando si impiega la forza, è distrutta la ragione, nel senso che a "dar ragione" è puramente il successo della forza- considerazioni sulle "vittime innocenti" implicitamente ammettono che legittimamente esistano "vittime colpevoli"- la legittimità dell'uccidere le vittime colpevoli comporta la conseguenza necessaria e inevitabile di vittime innocenti- in considerazione di questa conseguenza necessaria e inevitabile, la consapevole decisione di uccidere vittime colpevoli è la consapevole decisione di uccidere vittime innocenti4. LA GUERRA COMPORTA L'UCCISIONE DI ESSERI UMANI- SE L'UCCISIONE DI ESSERI UMANI E' UN CRIMINE, LA GUERRA E' UN CRIMINE- NON OCCORRE CHE LA VITTIMA SIA INNOCENTE PERCHE' UN CRIMINE SIA UN CRIMINE- LE "NECESSARIE" VITTIME INNOCENTI RIBADISCONO E SOTTOLINEANO LA CRIMINALITA' DELLA GUERRA.5. Parliamo di "stato di Israele" e di "esercito dello stato di Israele, non parliamo di "ebrei".Chiunque associ e sovrapponga... non i due diversi "termini", ma i due diversi "concetti" produce presso sé stesso e presso altri falsificazione e confusione Il richiamo, diretto o indiretto, alle mostruosità storiche delle persecuzioni razziste a giustificazione delle scelte politiche attuali di uno stato è intellettualmente disonesto e offensivo del presente come del passato.__


Ufficio Coordinamento Volontari Milano EMERGENCY Life support for civilian war victims

martedì 13 gennaio 2009

documento di chi rinuncia alla scissione pur appartenendo alla mozione Vendola

pubblichiamo il documento dei dissidenti interni alla mozione 2 che contrariamente ai loro referenti hanno scelto di NON uscire, per ora, dal partito.
nonostante il documento contenga affermazioni che NON ci trovano daccordo, apprezziamo la scelta di restare nel partito per proseguire con una battaglia dialettica (come sarebbe naturale in un partito come il nostro) il tentativo di contrastare la linea maggioritaria.
altro giudizio invece riserviamo a chi approfittando strumentalmente della scelta democratica del partito di licenziare Sansonetti ha scelto di uscire dal partito per tentare un altro percorso politico... ovviamente, dopo tutto il veleno versato su di noi non gli auguriamo buona fortuna
PER CONTINUARE IL CAMMINO DI RIFONDAZIONE PER LA SINISTRA

Siamo compagne e compagni che nel Congresso di Rifondazione Comunista hanno sostenuto la mozione Rifondazione per la Sinistra e siamo tuttora convinti che le ragioni di fondo di quella battaglia politica siano più che mai valide. Lo confermano,peraltro, le grandi novità che sono intervenute dal Congresso ad oggi: la più grave e profonda crisi dello sviluppo capitalistico dal '29 ,il dispiegarsi nel nostro paese di un movimento di enorme portata per ampiezza e unitarietà dei soggetti coinvolti (precari, studenti, insegnanti, genitori) contro l'attacco ai diritti del lavoro ed alla scuola e università pubbliche e la ripresa di un protagonismo di lotta dei lavoratori e delle lavoratrici anche attraverso le scelte operate dalla CGIL e dal sindacalismo di base , che hanno visto nella importante partecipazione allo Sciopero Generale del 12 dicembre una tappa straordinaria.
Questi fatti richiedono che il nostro Partito operi un salto di qualità della sua azione e della sua proposta politica. Le stesse caratteristiche di questi movimenti, a partire dalla rimarcata volontà di autonomia,se non addirittura di indipendenza, dalle forze politiche e dalla capacità di opposizione e di progettualità propositiva, ci pongono nuovi interrogativi e sollecitano una riflessione urgente circa le modalità e le forme organizzate della politica..Allo stesso tempo non si può ignorare il fallimento del progetto politico che ha portato alla nascita del Partito Democratico e l'esplodere di una nuova questione morale, figlia di quella concezione della politica ridotta ad amministrazione dell'esistente. Questo dato ci pone dunque un problema inedito: come favorire la ridislocazione di forze che pure in quel progetto si erano riconosciute e renderle partecipi del processo di ricostruzione di una Sinistra del XXI secolo . L'attuale maggioranza che dirige il Partito e la linea scaturita dal Congresso di Chianciano e riaffermata dalla relazione del segretario all'ultimo C.P.N. non esprimono una proposta politica all'altezza di questo compito. Anzi, vi è un serio rischio di una vera e propria deriva minoritaria, come evidenziano tra l'altro i continui attacchi, da parte di settori della maggioranza, a tutti quegli elementi di innovazione politico/culturale che hanno caratterizzato il percorso della Rifondazione Comunista negli ultimi anni. Per questo riteniamo importante costruire e sviluppare una forte iniziativa politica sia nel Partito che nella società per contribuire all'avvio di un processo costituente della sinistra. Per questi stessi motivi siamo contrari ad ogni ulteriore divisione della sinistra o di troppo generici processi unitari . Un processo di ricostruzione della Sinistra e di un suo progetto autonomo e alternativo di società è il compito dei comunisti e delle comuniste in questa fase storica e questo non può avere né i tempi delle prossime elezioni amministrative ed Europee né l'indeterminatezza dell'agire politico. Un progetto autonomo di società significa anche non essere subalterni ad una visione che vede solo nel ruolo di Governo, che casomai sta nelle scelte tattiche come quello delle alleanze, il terreno della ridefinizione di una sinistra non minoritaria. La costruzione di un nuovo soggetto politico, unitario e plurale della Sinistra sarà lo sbocco di un lavoro che deve ripartire dal cuore della crisi della sinistra, cioè dal suo reinsediamento sociale e territoriale e dalla sua risintonizzazione con i bisogni e i sogni delle persone, e non certo il prodotto di qualche escamotage politicista e centralista, che peraltro era già fallito con la Sinistra Arcobaleno. Si tratta di costruire nel vivo dei movimenti sociali e di una dura lotta di opposizione alle politiche delle destre questo processo intrecciandolo con una nuova idea di sviluppo per l'umanità che superi radicalmente la vecchia idea che il "socialismo" competeva con il capitalismo nella capacità di determinare una maggior crescita quantitativa. Questo compito non lo possono assolvere in solitudine i Comunisti e le Comuniste, poiché si tratta di rielaborare ed intrecciare i nodi che a partire dal conflitto capitale/lavoro sappiano generare un progetto di società che costruisca una nuova qualità della vita, una nuova dimensione delle libertà e dei diritti, un nuovo rapporto con la natura e tra i generi. Con questo documento vogliamo dunque contribuire a questo dibattito ed a far sì che le differenze non portino a disperdere il patrimonio comune ma a trovare nuove forme per continuare insieme. Ecco perché in coerenza con la battaglia congressuale proseguiamo il nostro impegno politico in e da Rifondazione Comunista.

PRIME ADESIONI
Componenti CPN - CNG
BOTTINI ANTONIETTA, CAPRILI MILZIADE, CASSANO LUCA, D'ALESSANDRO ANTONIO, LOCATELLI EZIO, PROVERA MARILDE, RAPPA ROSARIO, RINALDI ROSA, ROCCHI AUGUSTO, ROCUTTO SARA, SCHIAVON GIANLUCA, SODANO TOMMASO, TECCE RAFFAELE, VALENTINI SANDRO, CAIROLI ERNESTO cpf Milano, CANONICO ANDREA cpf Avellino, COLINI MARCO direttivo circolo San Basilio Roma, FALCINELLI STEFANO cpf Perugia, GALLERANO FRANCO cpf Roma, LISCHI ALESSIOcpf Prato, LORIA DANILO circolo Reggio Calabria, MANNI PIERO Cons.reg.puglia, MELAPPIONI MARINA cpf Ancona, MULBAUHER LUCIANO cons.reg.Lombardia, MUSUMECI FRANCO segret.prov. Salerno, PENSABENE GIOVANNI cpf Asti, ROMITO ROBERTO pres. cpf Asti, ROSATO GUIDO cpf Venezia, TUCCILLO BERNARDO ass.prov.le Napoli

domenica 11 gennaio 2009

LE RAGIONI DELL'UNO E DELL'ALTRO

RIPROPONIAMO L'ARTICOLO DI ADDIO DI SANSONETTI CHE OGGI LIBERAZIONE HA PUBBLICATO IN PRIMA PAGINA seguito per tutte le pagine del giornale (ci chiediamo se sia giusto far pagare 1,90 euro per un giornale così concepito) da articoli di suoi simpatizzanti e collaboratori.. quel che ci preme far notare è la malafede voluta di chi, come lui, sta da giorni e giorni coprendo di menzogne la storia recente di Rifondazione, dichiarare che Rifondazione rimpianga il muro di Berlino è una bassezza che saremmo aspettati dai peggiori detrattori.. e veramente siamo sbalorditi da cotanta cattiveria fasulla. Rifondazione in nome "di una presunta unità della sinistra" si appresta a vivere l'ennesima scissione forzata, peccato, il nostro progetto non può essere rifondare un partito comunista compatibile con il liberismo ma, come dalla sua nascita un partito comunista che stia dalla parte dei lavoratori, di chi vive e sopravvive di reddito da lavoro o da pensione, un partito che non cerchi di accomodarsi nelle nicchie che il potere gli concede ma che combatta il potere con le regole che il potere gli ha sottratto.. comunque.. a voi trarre le conclusioni che ritenete.. nel frattempo sappiate che chi persegue una "Rifondazione Irriconoscibile" è chi ha deciso di giocare con le carte che la destra gli concede senza nemmeno provare a ribaltare il tavolo da gioco . A SEGUIRE TROVERETE LA RISPOSTA DI FERRERO NELLA QUALE CI RICONOSCIAMO TOTALMENTE..tra l'altro il segretario rinnova ancora oggi l'invito agli "scissionisti" ad entrare nella segreteria del partito per ua gestione UNITARIA dello stesso

Piero Sansonetti

Ieri pomeriggio, nella sede del giornale,
abbiamo brindato, interrompendo
per una mezz’ora il lavoro. Abbiamo bevuto
champagne e mangiato pasticcini, scherzando e scambiandoci gli auguri. Perché? Perché siamo gente strana, e infatti - come dice il titolo - in questi anni abbiamo fatto un giornale strano.
Quando siamo tristi, a noi viene voglia di scherzare, di godere un po’.Ieri eravamo tristi. Perché quello che va oggi in edicola è l’ultimo numero di un “ciclo” che è durato molti anni, ed è stato
importante nella storia del giornalismo italiano. Liberazione giornale vero, autonomo, libero, impertinente, che dà fastidio a tutti e non si fa intimidire da nessuno. E’ una storia che dura più o
meno da 15 anni, e cioè da quando il quotidiano uscì per la prima volta, diretto da Lucio Manisco. E che ha avuto tra i suoi protagonisti un grande, come Sandro Curzi. E’ la conclusione di un ciclo perché la maggioranza del Prc, partito editore del giornale, ha deciso di mettere la parola
fine alla storia dell’autonomia e di nominare un commissario politico che garantisca la

sottomissione del giornale alla linea del partito e alle sue esigenze. Davvero è un peccato.
Mi hanno detto - i dirigenti di Rifondazione- che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea
del partito? Quando Liberazione l’- ha contrastata? Quando si è battuta, più di ogni altro
giornale, contro l’insicurezza e gli infortuni, e i morti sul lavoro? Quando ha gridato contro il patriarcato, contro il maschilismo, ha raccontato che in questa nostra società, da millenni, c’è una
lotta tra i sessi? Quando si è trovata abbastanza sola nella battaglia senza quartiere al razzismo, per la difesa dei rom, degli stranieri, contro i quali il centrosinistra aveva emanato un decreto
inaccettabile, e che ha aperto la strada alla Lega? Quando ha organizzato la grande manifestazione del 20 ottobre del 2007 (insieme al manifesto e a Carta) che teneva insieme diritti civili e sociali, metalmeccanici e gay, femministe e anticlericali, pensionati e studenti? Oppure Liberazione ha violato la linea del partito quando ha chiesto che tutti i migranti potessero entrare in Italia - stracciando tanti principi del senso comune - quando ha denunciato i Cpt e il blocco navale nel Mediterraneo - che ha prodotto migliaia di morti - o gli accordi con gli aguzzini della Libia? Ha contrastato la linea quando ha denunciato
le dittature, anche quelle comuniste, ha preso le distanze dal castrismo, ha condannato la Cina? Quando si è scagliata contro la riforma della scuola? Quando si è schierata con l’indulto? Quando ha fatto una bandiera del garantismo? Quando ha detto che la libertàè un valore che viene prima di tutto e che non può essere in nessun modo limitato, o ridotto, o subordinato? Oppure quando ha cercato di contrastare la riforma delle pensioni, quando ha fatto dei diritti dei lavoratori, e dei loro salari, l’asse centrale della sua idea di economia? Sono sempre stato convinto che la linea di un partito dovrebbe riguardare queste questioni. Invece, mi pare di avere capito che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. E’ questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza. La linea che oggi ha Rifondazione, mi pare, può essere riassunta così: «Rifondazione esiste, punto e basta». E se è così, è vero: Liberazione è stata fuori linea. L’altro giorno Paolo Ferrero mi ha detto che a lui dispiace che sia andata a finire in questo modo. E che se io dopo il congresso di Chianciano non avessi «alzato il tiro», cioè reso sempre più polemico il giornale, si sarebbe trovata una soluzione. Sarà. Ma io non ho affatto alzato il tiro. Le provocazioni più ardite, Liberazione le ha lanciate prima del congresso di Chianciano. Quando ha titolato sul famoso «oltre Rifondazione», quando ha fatto la polemica su Cuba, i titoli choc sul «maschio assassino», quando ha proposto che Rifondazione uscisse dal governo, eccetera eccetera. Allora il partito reagì, qualche volta protestò, litigò con noi, ma a nessuno venne in mente di cacciarmi o di normalizzare il giornale. Non gli passava neanche per la testa. Ritenevano l’autonomia una cosa seria e inviolabile. La verità è che il tono non lo ha alzato il giornale, ma il partito. Che ha cambiato repentinamente tutte le sue posizioni. Che è arrivato fino ad esaltare il muro di Berlino, il comunismo di Honecker, di Breznev, di Gomulka. Noi abbiamo cercato solo di resistere, di mantenere vivo il cammino che la sinistra, e il comunismo italiano, avevano percorso in tutti questi anni, e che ora - scusatemi se cito Bertinotti, ma io stimo molto Bertinotti e gli sono grato per tante cose - ora è del tutto irriconoscibile. Io pensavo che Ferrero, che non è uno stalinista come molti suoi compagni di viaggio, avrebbe potuto farsi forza con Liberazione, con le sue battaglie, per evitare di finire prigioniero......
RISPOSTA DI FERRERO

....da una decina di giorni è cominciata una nuova campagna stampa: riguarda il fatto
che la Rifondazione Comunista di oggi non avrebbe nulla a che fare con la storia di questi anni, sarebbe una “Rifondazione irriconoscibile da quello che abbiamo costruito insieme in questi anni”. Io penso che questa campagna, che fa leva in particolare sulla scelta di cambiare il direttore di “Liberazione” - come dimostra il giornale di oggi - sia finalizzata a legittimare la scissione che alcuni compagni e compagne stanno preparando. In fondo la logica è semplice: Rifondazione non è più quella di una volta per cui si può, anzi si deve andare via, in nome di una coerenza con Rifondazione stessa. In qualche modo ci troviamo di fronte ad un classico: ogni scissione nella storia del movimento operaio è stata giustificata in nome dell’ortodossia; in altri anni si faceva in nome di Marx e della rivoluzione, oggi...
Il fatto che io pensi che vi è un intento del tutto strumentale e politico dietro a questa campagna
mediatica sullo stravolgimento di Rifondazione Comunista, nulla toglie al fatto che questa tesi deve essere affrontata e discussa con attenzione. Proverò a farlo qui di seguito con tre riflessioni.
In primo luogo non è la prima volta che Rifondazione Comunista viene accusata di tradire se stessa. Ad esempio dopo la rottura con il primo governo Prodi venimmo inondati di insulti e ci venne imputato di essere usciti dalla tradizione del comunismo italiano. Si disse che Rifondazione era diventata un partitino estremista e gruppettaro. Ci fu una polemica feroce sul fatto che la votazione che decise l’uscita dal governo avvenne rompendo la maggioranza congressuale e con il
voto determinante del compianto Livio Maitan, che aveva con qualche altro compagno il torto storico di essere troskista. Venimmo accusati di fare un accrocco tra stalinisti, troskisti e gruppettari guidati dal “parolaio rosso”. Fausto Bertinotti venne insultato in modi irripetibili –ricordo una tragica Perugia Assisi –, attaccato e bistrattato, descritto nei modi peggiori sia sul piano politico che personale. La mia stima per Bertinotti crebbe di molto in quel passaggio in cui lui sopportò tonnellate di insulti in nome di una prospettiva politica difficile. Io da questo trarrei una prima considerazione: quando Rifondazione svolta a sinistra, rompendo gli elementi di comunanza di ceto politico e ripropone il tema della trasformazione sociale come elemento fondante il proprio agire e non solo i propri discorsi, il tentativo di distruggerla scatta immediatamente. Non attraverso la repressione ma attraverso la denigrazione: tanto più feroce
quanto è alto il grado di vicinanza politica del denigratore. In secondo luogo è bene chiedersi se la storia del Prc possa essere utilizzata come un tutt’uno da cui oggi staremo fuoriuscendo. Io penso
che la storia di Rifondazione sia una storia assai varia a articolata, con cambiamenti, rotture, svolte a 180 gradi. Il Prc ha avuto – se ho contato bene – almeno 5 scissioni. Da destra sulla vicenda del governo Dini, poi sulla vicenda del governo Prodi; da sinistra, quella di Bacciardi e poi
ancora con il secondo governo Prodi, Ferrando e - dopo l’espulsione di Turigliatto – i compagni di sinistra critica. Senza arrivare alle scissioni, abbiamo avuto la RifondazioneComunista “cuore dell’opposizione” guidata dal compagno Garavini, fatto fuori da segretario in drammatici Cpn. L’elezione di Bertinotti nel Congresso successivo con la proposta di unità del fronte progressista. Poi abbiamo visto la rottura di quella maggioranza congressuale sulla vicenda del governo Dini e l’ingresso in maggioranza di una parte delle minoranze congressuali. In seguito abbiamo avuto l’alleanza con Prodi nel 1996, poi la rottura, con la scissione di Cossutta, poi la teorizzazione delle due sinistre, la partecipazione al movimento di Genova con la teorizzazione che lo sbocco politico del movimento era il movimento stesso, salvo poi decidere di costruire l’Unione partecipando a
pieno al secondo governo Prodi; da ultimo la Rifondazione Comunista che partecipa alla Sinistra
Arcobaleno con Bertinotti che - pochi giorni prima delle elezioni – ci dice dover diventare il primo passo di un nuovo partito politico. Potrei continuare ma è chiaro che dipingere come un fenomeno unitario la storia di un partito che ha avuto queste traversie è una completa mistificazione. La storia di Rifondazione è una storia travagliata con grandi crisi, rotture, discussioni, in cui le stesse persone – a partire dal sottoscritto - hanno giocato ruoli diversi nelle diverse fasi. Nella Rifondazione che abbiamo costruito insieme in questi anni vi è quella che vota con Maitan l’uscita dalla maggioranza di Prodi, vi è quella che espelle Turigliatto per stare dentro la maggioranza di Prodi. Vi è quella che partecipa alle giornate di Genova e ai Social Forum e quella che al Congresso di Venezia blinda la maggioranza e indica alla minoranza la porta. Storia
travagliata con un punto che - nel bene e nel male - mi pare abbia caratterizzato tutta la storia del Prc: sostanzialmente ha sempre prevalso la democrazia rispetto ad una gestione oligarchica che prevale in altri partiti. Nel bene e nel male è stato così all’inizio, con la defenestrazione di Garavini che ha aperto la strada alla segreteria di Bertinotti; è stato così quando è stato messo in minoranza Cossutta, è stato così nel Congresso di Chianciano. La vera essenza della Rifondazione Comunista, il filo rosso della nostra storia che oggi si vuole mettere in discussione è proprio questo: la possibilità per gli iscritti e le iscritte di decidere liberamente del destino della propria organizzazione politica, della propria comunità. Anche , ci si permetta, del direttore di “Liberazione”. Il fatto che tutti noi abbiamo attraversato questa storia e queste contraddizioni, a volte in maggioranza a volte in minoranza, non autorizza nessuno a rivendicare una Rifondazione Comunista autentica da brandire contro qualcun altro come una clava. La pubblicazione della Storia del P.C.(b) dell’Urss da parte di Stalin aveva lo scopo di legittimare le sue aberranti pratiche politiche e il suo gruppo dirigente. Mi parrebbe opportuno evitare una operazione simile in cui la storia di Rifondazione viene riscritta ad uso e consumo di delegittimazione di un gruppo
dirigente e di legittimazione di un altro. Il punto su cui ragionare senza infingimenti – e questa è la mia terza considerazione – è una relazione critica con la nostra storia, quella vera, con i suoi travagli, le sue contraddizioni. Sinteticamente la mia idea è che occorre riprendere il filo della Rifondazione della rottura con Prodi, delle due sinistre e di Genova e occorre buttare la Rifondazione del Congresso di Venezia e delle segreterie di maggioranza. Per questo ripropongo
anche oggi la gestione unitaria del partito. Il partito è di tutti, maggioranza e minoranza, lo si gestisca insieme, invece di produrci unicamente in delegittimazioni reciproche.

giovedì 8 gennaio 2009

i diritti di israele e quelli della Palestina

Israele pretende il riconoscimento del proprio stato.. ma nel frattempo cancella lo stato da cui vuole essere riconosciuto


martedì 6 gennaio 2009



Gennaio 5, 2009

La poderosa crescita dell’inflazione che, nel corso di tutto il 2008, si è attestata al 3,3%, il massimo dal 1996, contro l’1,8% del 2007, nel bel mezzo di una recessione internazionale e interna di proporzioni mai viste prima, testimonia una cosa sola: si tratta di una vera e propria “inflazione di classe” che va di pari passo con la speculazione che banchieri e imprenditori stanno mettendo in atto nei confronti di lavoratori e pensionati, mentre il governo non fa nulla per tutelare il loro potere d’acquisto. Inlfazione economica e speculazione finanziaria vanno a vantaggio dei grandi profitti e delle grandi rendite e a danno di stipendi e pensioni.Lavoratori e pensionati, per non dire di precari e disoccupati, l’hanno già pagata troppo cara, questa crisi, banchieri, speculatori e profittatori per niente. E’ questo che non va bene, a questo bisogna mettere mano.


Paolo Ferrero

lunedì 5 gennaio 2009

le ragioni del cambiamento

riportiamo un articolo di Ritanna Armeni e cerchiamo
di commentarlo
L'arrocco e la fine.
di Ritanna Armeni - il Riformista del 30/12/08.
Ci sono articoli che si scrivono con imbarazzo e con qualche sofferenza.Questo è uno di quelli. Per chi ha creduto per anni in un progetto politico radicale e avvincente come quello che ha portato alcuni anni fa alla nascitadel partito di Rifondazione comunista non è facile comunicare un'analisi euna percezione netta che la porta dire che quel progetto è morto. Quel che mi spinge a fare oggi un'affermazione tanto drastica è la recente vicenda di Liberazione. Il tentativo di chiudere l'esperienza di quel quotidiano attraverso un editore discusso e normalizzatore o attraverso il diktat del partito mi pare davvero l'atto di chiusura di un'esperienza politica importante sia per chi ci ha creduto e partecipato sia per la storia politica del Paese. Rifondazione comunista è nata dopo la svolta della Bolognina riunendo nella stessa formazione gruppi, tendenze e culture diverse della sinistra italiana: Ingraiani, cossuttiani, togliattiani, trotskisti e appartenenti ai gruppi della sinistra estrema degli anni Settanta. Nonché una parte consistente diquel popolo comunista socialmente e politicamente messo ai margini dallanascita modernizzatrice del Pds. Questa formazione aveva certamente un'identità di classe, ma anche una connotazione conservatrice e arretrata. Poteva diventare un piccolo mostro politico identitario e settario con gli occhi rivolti nostalgicamente al passato e scarsa capacità di analizzare e cambiare il presente. Così non è stato come anche i meno dogmatici e i più intelligenti dei suoi avversari si sono accorti. Il tentativo fatto negli anni che sono seguiti alla scissione dal Pci ha capovolto alcune facili previsioni e ha delineato un altro percorso. Il leader politico che l'ha perseguito con davvero straordinario coraggio e audacia, Fausto Bertinotti, si è posto l'obiettivo ambizioso di cambiare la sinistra, tutta la sinistra, a cominciare dal partito di cui era leader smantellando a uno a uno quei muri ideologici e culturali che la condannavano a un ruolo di retroguardia nel mondo dominato dall'ideologia neoliberista nella sua fase trionfante. Questo è stato il tentativo di introdurre nella politique politicienne di cui erano imbevuti i partiti italiani, le grandi questioni sociali. Questo lo sforzo di penetrare e di farsi penetrare dei grandi movimenti di massa (anche quelli che andavano oltre la tradizione del movimento operaio come il movimento no global) a costo di scalfire il moloch del partito. Questo è stato soprattutto l'innovazione culturale ed eversiva nella cultura della sinistra (anche di quella moderna e moderata) del riconoscimento degli "orrori" e non solo degli "errori" del comunismo e la lotta contro lo stalinismo. Inteso come concezione del potere, dello Stato e anche di quei rapporti fra le persone che permeano fortemente le relazioni nella politica. Questa infine l'affermazione della non violenza come idea forte, costitutiva di una sinistra che rifiutava davvero fino in fondo l'ideologia dell'avversario. E quindi si pronunciava contro la guerra, per la pace, sempre. La scommessa era grande e rischiosa. Si poteva cambiare radicalmente se stessi rimanendo altrettanto radicalmente critici nei confronti di un mondo dominato dall'ingiustizia sociale nelle sue forme più profonde e pervasive? Non è stato ovviamente un percorso semplice e privo di errori. Chiunque abbia partecipato a quell'esperienza potrebbe elencarli. Chi scrive, ad esempio, rimprovera a quel percorso un eccesso di illuminismo e cioè una eccessiva fede nelle idee e una scarsa attenzione alla relazione delle persone; una solo formale attenzione alla cultura femminile e una sostanziale indifferenza all'innovazione della forma partito. Ma quel percorso era comunque permeato da una profonda ricerca innovativa. E dalla convinzione che una sinistra radicalmente cambiata nei suoi contenuti e nelle sue forme avrebbe potuto portare (questa la seconda audace scommessa) un contributo necessario al governo del Paese. Bene, tutto questo è stato spazzato via. Questo progetto è stato sconfitto. Il modo in cui siamo stati al governo è stato il catalizzatore. Il che non significa - sia ben chiaro - che esso fosse sbagliato. La storia è piena di sconfitte di idee e progetti giusti. La recente crisi del capitalismo ha riabilitato, e con una forza incredibile persino per chi le ha sostenute, molte idee considerate fino a qualche mese fa "estremiste" e oggi adottate dai più potenti leader mondiali. Ma dobbiamo dirci, a costo di essere crudeli innanzitutto con chi ci ha creduto e con chi ci crede ancora che è stato battuto. Oggi al suo posto ci sono due entità. Rimane un partito che si chiama Rifondazione comunista, che vuole vivere e per farlo si affida aquella che negli scacchi è chiamata "la mossa dell'arrocco" ma che non ha alcun collegamento con quei progetti che ho sinteticamente riassunto. In esso permane una spinta anticapitalistica ma che pare indirizzarsi verso forme di neopopulismo più che verso la ricerca di efficaci forme di lotta sociale. C'è ancora un residuo di critica al potere e alle gerarchie, ma ridotta a qualche facile demagogia e a un inevitabile qualunquismo. Poi c'è l'entità (non so definirla diversamente) di coloro che con questo progetto non sono d'accordo, vedono il ritorno indietro verso una nostalgica inefficacia, che vorrebbero proseguire nel cammino cominciato, che tentano, ma, a loro volta, non sono in grado (per difficoltà oggettive o per difetti soggettivi) di riprendere in altre forme e in una situazione ben più difficile quel percorso di innovazione politica. Rimaneva Liberazione, un quotidiano eretico e audace. Capace di dire cose nuove, di aprire percorsi inesplorati e, naturalmente, di fare errori. Il tentativo di chiuderlo (e con quali metodi) mi pare la dimostrazione più chiara e dolorosa della fine di un'esperienza. Mi spinge a parlare di"morte". Per me scriverlo con tanta chiarezza non è facile, ma significa almeno poter cominciare a elaborare il lutto. E darsi la possibilità di ricordare ed esaminare criticamente, duramente e onestamente il passato. Mi pare - almeno personalmente - la condizione per poter nominare il futuro e impegnarsi di nuovo.
cominciando dalla fine, il discorso su Liberazione nostro modo di vedere va collocato in un panorama di costi insostenibili per un partito che non gode più dei benefici economici del passato, pertanto un passivo di 3 milioni di euro accumulati fino ad oggi, (al netto dei contributi statali.. che ricordiamo ammontavano a 25 milioni annui !!) che il partito comunque si è impegnato a coprire, non può obiettivamente essere più sostenibile.
ricordiamo a tal proposito le affermazioni di Sergio Bellucci che molti di noi della Biko ricordano nelle sue frequenti visite alle nostre iniziative,il Bellucci ebbe modo, in tempi non sospetti, di affemare che il Partito (quello di Bertinotti) si stava domandando a che pro spendere quei milioni di euro per un giornale che non ingranava e che spesso dava risalto ad argomenti e personaggi che nulla a vvevano a che vedere con il partito. Tra noi c'era chi si incazzava di brutto al solo vedere articoli di esponenti delle minoranze interne o paginoni interi dedicati a questo o quel personaggio che nulla aveva a che vedere con le priorità del partito.. ma, almeno a quei tempi, il giornale riportava articoli che riprendevano la linea ufficiale del Partito, oggi invece, pur ribadendo le difficoltà econimiche in cui il giornale si dibatte, va ad aggiungersi un giornale che quasi mai riporta la linea ufficiale del partito ma evidenzia spesso e con caparbietà le posizioni della MINORANZA mettendosi di fatto esso stesso al di fuori della denominazione che appare a fianco dell'intestazione ufficiale "ORGANO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA".. al di fuori, di fatto, del partito stesso.
La vendita ad un editore "discusso" è un pretesto per Sansonetti e gli esponenti della ex dirigenza ora MINORANZA del partito per montare un "caso" che metta in cattiva luce l'attuale segretario e la linea politica ufficilae del partito.
Per quanto riguarda l'analisi politica della Armeni è fin troppo facile per noi rimarcare la sua quasi sospetta malafede, nessuno nel partito vuole riportare il partito al medioevo, ne tantomento si vuole ritornare all'elogio dello Stalinismo, semplicemente si è scelto di "rompere" con una linea (e i suoi sostenitori) che hanno portato RIFONDAZIONE comunista a firmare scelte, come il protocollo sul wellfare.. quando la sua stessa base pochi giorni prima aveva riempito le piazze di Italia per manifestare contro tale accordo.
in altre parole l'ammodernamento del progetto a cui mirava Bertinotti non è in discussione, quello che è in discussione è la mancanza di un limite sotto il quale RIFONDAZIONE non avrebbe dovuto scendere, limite che una volta superato ha reso troppo alto il prezzo pagato dal partito che si è ritrovato privo di quella identità che da sempre lo ha reso riconoscibile alla base di riferimento.
La permanenza ad ogni costo in progetto (governo Prodi) che non poteva stare in piedi, permanenza garantita anche a fronte di un completo stravolgimento del programma e delle sue priorità, da parte di Ds e Margherita, permanenza assicurata mentre andava formandosi una forza politica "altra" (PD) che aveva il chiaro intento di farci fuori da ogni ambito, permanenza che ha, di fatto reso labile, quando non inesistente, la differenza tra RIFONDAZIONE e le altre forze della coalizione.
A tutto ciò si vada ad aggiungere i continui rimandi del congresso, la disattesa "consultazione dei militanti" molte volte promessa e mai attuata, che impedivano alla base di far sentire la propria voce, ed infine la raffazzonata costituzione della SINISTRA ARCOBALENO che ha messo insieme visioni diverse del progetto per arrivare ad un mondo diverso possibile, visioni talmente diverse che, da subito hanno mostrato il fianco all'approssimazione. A Novate RIFONDAZIONE ha sostenuto DA SOLA la campagna elettorale pagando il prezzo più alto ad una strategia vergognosa del Pd nazionale (a cui la MINORANZA attuale del partito tende ad affiancarsi) che ci ha privato, con la menzogna, di centinaia di voti.
la Armeni prende fischi per fiaschi affermando che si ricorra ad un facile populismo, RIFONDAZIONE ora riparte da ciò che la gente vuole, aiuti concreti e LOTTA reale, opposizione reale, esempi reali di coerenza. Bertinotti e Sansonetti ma anche Vendola hanno dichiarato di ritenere il ...COMUNISMO acqua passata, un riferimento culturale ma non un modello da seguire.. basterebbero tali affermazioni per trovare chi ha UCCISO RIFONDAZIONE !

Non c'è pace in PALESTINA

la PALESTINA MUORE !!